Thursday, December 23, 2010

Buon Natale



Lorenzo Lotto, La Nativita', 1530 - olio su tela

Nella notte di Natale

Io scrivo nella mia dolce stanzetta,
d'una candela al tenue chiarore,
ed una forza indomita d'amore
muove la stanca mano che si affretta.
Come debole e dolce il suon dell'ore!
Forse il bene invocato oggi m'aspetta.
Una serenità quasi perfetta
calma i battiti ardenti del mio cuore.
Notte fredda e stellata di Natale,
sai tu dirmi la fonte onde zampilla
Improvvisa la mia speranza buona?
E' forse il sogno di Gesù che brilla
nell'anima dolente ed immortale
del giovane che ama, che perdona?

- Umberto Saba -

Sunday, November 7, 2010

L'ultima luna




E tornano i giorni
della rossa vendemmia
di giuggiole e melagrane
e s'addolcisce il sole di graticci
scolorando in un lento aliare
di vespe la fiamma dei rossi meriggi.

Presto staremo al focolare
col vento della montagna nel camino.
I chicchi granati
saranno di sangue
come la volpe giovane che in casa
ho visto al risveglio
con le pupille d'oro
in cui s'era spenta
l'ultima luna d'estate.

- Felice Mastroianni -

Thursday, November 4, 2010

Ho rubato...


(Rene' Magritte, la page blanche, 1967)

Ho rubato un filo di capelvenere
e il suo gambo è dolcissimo,
ho sentito quel che mi trattiene.


(Lorenzo Calogero)

Saturday, September 18, 2010

Marco Masini Frankenstein....



Eri fin da piccolo il più brutto del quartiere
ti chiamavi Franco detto anche Frankenstein
io ti prendevo in giro con quel gusto un pò crudele
dei ragazzi che hanno tutto e non gli basta mai
rosso di capelli e con i brufoli sul viso
verso i sedici anni eri già due metri e tre
uno spilungone che scopriva col sorriso
l'apparecchio ai denti e un cuore pieno di perchè
tu mi difendevi roteando come pale
quelle mani enormi che non hai usato mai
per picchiare gli altri per paura di far male
e ora che la vita ti ha fregato e non lo sai...
Come stai vecchio Frankenstein
in un letto di ospedale troppo piccolo
tutti al bar ti salutano
e tu piangi grande e grosso come sei
Frankenstein quando guarirai
ti prometto compreremo quella zattera
e col mare la ferita si richiuderà vedrai
e t'insegnerò a nuotare nella vita
Frankenstein

Franco torneremo la domenica allo stadio
poi la sera tardi finiremo in pizzeria
e saranno i sogni come sempre il nostro video
perchè abbiamo dentro un sangue di periferia
perchè abbiamo perso tutti quanti una ragazza
che ha sposato un altro bello e ricco più di noi
e Francesca non ha visto mai la tua bellezza
Franco perchè l'anima è invisibile lo sai
ci ributteremo come pazzi nello studio
perchè l'ignoranza è la peggiore malattia
piccolo anatroccolo più grosso di un armadio
che nascondi un cigno che vorrebbe volar via...
Frankenstein ora svegliati
non lasciarmi qui da solo come un bischero
Franco dai non arrenderti
dimmi che t'incazzi e questa volta ti difenderai
Frankenstein quando guarirai
verrò a prenderti con due puttane in macchina
e spenderemo in una notte tutti i sogni miei e tuoi
prenderemo ancora a botte questa vita
Frankenstein

Thursday, September 16, 2010

Pianto dei poeti




Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l'ombra che sta ferma
di fronte ad un porto di paura
quel trascendere il mito
come se fosse forzatamente azzurro
o chi senza abbandono
che non sanno che il pianto dei poeti
è solo canto.
Canto rubato al vecchio del portone
rubato al remo del rematore
alla ruota dell'ultimo carro
o pianto di ginestra
dove fioriva l'amatore immoto
dalle turbe angosciose di declino
io sono l'acqua che si genuflette
davanti alla montagna del tuo amore.

- Alda Merini -

Monday, June 28, 2010

Il gioco del silenzio

Il gioco del silenzio

Non so se veramente fu vissuto
quel giorno della prima primavera.
Ricordo - o sogno? - un prato di velluto,
ricordo - o sogno? - un cielo che s'annera,
e il tuo sgomento e i lampi e la bufera
livida sul paese sconosciuto...

Poi la cascina rustica sul colle
e la corsa e le grida e la massaia
e il rifugio notturno e l'ora folle
e te giuliva come una crestaia,
e l'aurora ed i canti in mezzo all'aia
e il ritorno in un velo di corolle...

- Parla! - Salivi per la bella strada
primaverile, tra pescheti rosa,
mandorli bianchi, molli di rugiada...
- Parla! - Tacevi, rigida pensosa
della cosa carpita, della cosa
che accade e non si sa mai come accada...

- Parla! - seguivo l'odorosa traccia
della tua gonna... Tutto rivedo
quel tuo sottile corpo di cinedo,
quella tua muta corrugata faccia
che par sogni l'inganno od il congedo
e che piacere a me par che le spiaccia...

E ancor mi negasti la tua voce
in treno. Supplicai, chino rimasi
su te, nel rombo ritmico e veloce...
Ti scossi, ti parlai con rudi frasi,
ti feci male, ti percossi quasi,
e ancora mi negasti la tua voce.

Giocosa amica, il Tempo vola, invola
ogni promessa. Dissipò coi baci
le tue parole tenere fugaci...
Non quel silenzio. Nel ricordo, sola
restò la bocca che non diè parola,
la bocca che tacendo disse: Taci!...

- Guido Gozzano -

Friday, March 26, 2010

Il ritorno




Il ritorno è una foresta di binari,
è il gioco dell'attesa, del cuore
e dei sentimenti.
Il sereno gioca con i battiti,
scherza con la fortuna
e lascia sorrisi nascosti.
Il ritorno è numero infinito di stazioni,
è i visi, le braccia, lo scorrere lento della notte,
il ritorno è i sorrisi della festa giovanile,
è le valigie anziane del tornare a casa,
è il sentimento vivo del crescere.
Il ritorno riempe la notte di luci,
il cuore batte ancora per i ricordi:
indelebili storie che vivono di colori e risate
e si stagliano nel cielo di stelle.
Il ritorno predice futuri fulgidi,
lascia il passato per una strada nuova,
ma non è oblio, non è maliconia...
il ritorno è esperienza,
è quel gioco di foto e colori che rimane,
il ritorno è l'errore che insegna.
Il ritorno vive di parole estranee,
il ritorno è il vuoto notturno di una stazione,
è le voci sommesse, è le risate lontane.
Il ritorno è l'idea
di arrivare lì dove tutto è cominciato.


- Anonimo -